Cinque medici dell’ospedale San Martino di Genova sono stati iscritti nel registro degli indagati, in seguito a un sospetto caso di malasanità avvenuto nel 2012.

La vittima, un operaio di 56 anni, la notte del 5 gennaio 2012 si era recato autonomamente al Pronto Soccorso, dopo aver accidentalmente ingerito una lisca di pesce. L’uomo lamentava fastidio alla gola e dolori alla schiena. Gli veniva assegnato il codice giallo (paziente con compromissione parziale delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio, senza apparente pericolo di vita immediato). Dopo aver firmato il consenso informato, veniva sottoposto a una gastroscopia endoscopica in anestesia. Ed è a questo punto che, evidentemente, qualcosa è andato storto.

Questo il comunicato diffuso all’epoca dalla direzione generale dell’ospedale: “Durante la procedura di rimozione del corpo tagliente dalla giunzione faringoesofagea si è verificato un quadro di insufficienza respiratoria, che, nonostante le manovre rianimatorie, è esitato in un quadro di sofferenza encefalica”.

Dopo l’intervento, l’operaio si è purtroppo risvegliato con gravi lesioni neurologiche, e conseguenti problemi sia sul piano motorio che psichico.

I cinque indagati sono l’anestesista, due gastroenterologi e due rianimatori. Per loro l’accusa è di lesioni colpose. La giustizia ora farà il suo corso e, nell’attesa, non bisogna criminalizzare nessuno. Tuttavia dev’essere fatta chiarezza su ciò che è avvenuto, su come sia possibile che un intervento di routine, ancora una volta, si sia trasformato in una tragedia.